

a cura di Gloria Milan
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Secondo l'emendamento al
decreto "milleproroghe", i cittadini avrebbero dovuto dire esplicitamente sì o no alla donazione dei
propri organi e la loro
volontà sarebbe stata registrata
sulla carta d'identità elettronica.
Poi c'è stato il
cambiamento in Senato e si è parlato della sola possibilità di esprimere la
volontà nel documento d'identità.
Alessandro Nanni Costa,
direttore del Centro Nazionale Trapianti, ha espresso il proprio punto di vista
in merito a questo cambiamento di rotta improvviso in Senato: "Prima c'era
l'obbligo della dichiarazione (nell'emendamento
originario, ndb), ora la possibilità. Ma quello che interessa a noi è che
della donazione se ne parli, che ci sia una responsabilizzazione delle persone
su questo tema e che ci sia una dichiarazione. Se non c'è la dichiarazione
sulla carta d'identità-o su altri documenti-, il familiare mantiene il diritto di rifiutare. In
realtà, il fatto che ci sia l'obbligo o la possibilità dal nostro punto di
vista non modifica la situazione. L'importante è che se ne parli, ci saranno
delle campagne informative e i cittadini si dovranno responsabilizzare". 
Secondo noi di FITOT, esprimere la propria volontà in vita eviterebbe che siano poi i familiari a
decidere sulla donazione o meno degli organi; con la legge
attuale, anche in caso di silenzio-assenso, i medici sono tenuti a consultare i
familiari (coniuge non separato, convivente more uxorio, figli e genitori) che
possono opporsi al prelievo di organi durante il periodo di osservazione di
morte.
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